Qui puoi leggere quello che mi passa per la testa mentre "vivo" Cetona...Sono dei pensieri e riflessioni che in seguito sono diventati "articoli" per le news pubblicate su www.cetona.org/web/news/notizie.htm 

Se non hai niente di meglio da fare e sei curioso di leggere quanto ho scritto...scorri la pagina... io non posso che augurarti una buona lettura.


Il caso del  Dott. Alberto Rinaldi a

 "Chi l'ha visto?"

I meccanismi della comunicazione, con i loro metodi classici di trasposizione dei piani, ai fini di una possibile lettura della realtà dei fatti, sono davvero infallibili. Prova del tutto casuale è uno dei tanti autori sconosciuti di un blog (Master Top Forum che parla di poteri occulti, sette segrete, Massoneria, Rosa Rossa, omicidi strani e di suicidi) che non sapendo in quale argomento inserire la vicenda dell’omicidio del Dott. Alberto Rinaldi di Piazze ha pensato di ritenere il fatto uno di quei casi da inquadrare nel contesto di “vittime del sistema”.Neanche farlo apposta è stato proprio questo il significato conclusivo del servizio mandato in onda nella trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” di lunedì 2 novembre. A Piazze, un piccolo paese della toscana in provincia di Siena, agli inizi del novecento un medico scopre un farmaco miracoloso che guarisce artriti, artrosi e molte altre patologie. Negli anni trenta tra i suoi pazienti, Arturo Toscanini e tanti altri personaggi famosi. Nel 1935, il medico, bistrattato dalla scienza ufficiale, è stato ucciso fracassandogli il cranio e ha portato con sè il segreto nella tomba. Il servizio enuncia l’antifascismo di Toscanini e il profondo legame di amicizia tra il medico curante e il famoso direttore d’orchestra, logico concludere che i fascisti avrebbero ucciso Alberto Rinaldi. Tuttavia il rischio corso in questo caso è stato quello che ciò che è chiaro e apprezzato da alcuni è malinteso o rifiutato da altri. Sarebbe bastato raccontare la “verità processuale” se non fosse che i fatti all’epoca ascritti come la condanna del sospetto omicida, non hanno fugato i dubbi e il mistero è rimasto.E allora? Forse sarebbe stato meglio trattare una vicenda della storia italiana mai del tutto chiarita come quella del delitto Rinaldi affidandosi ad un altro genere di trasmissione televisiva come Blu Notte di Carlo Lucarelli per scandagliarne minuziosamente la dinamica, i risvolti investigativi e processuali attraverso una rigorosa documentazione. La prodigiosa scoperta e la figura del medico Rinaldi avrebbero risaltato di luce propria e un testimonial d’eccezione come Toscanini sarebbe stato solo di supporto al rango di un “effetto collaterale” su tanta celebrità. Ma nell’epoca della banalizzazione dominante la disparità di livello culturale e sociale tra le due trasmissioni televisive, o meglio ancora, tra le spiegazioni da dare ai fatti in mancanza di una chiave di lettura del mistero, avrebbero influenzato molto la tecnica di racconto che non è giornalistica ma narrativa. Meglio la punteggiatura e la musicalità proprie del romanzo se non altro fanno la differenza…e appassionano il pubblico.
 

La politica in un flashback

Ai tempi del PCI il vituperato Centralismo Democratico si insinuava nelle “cellule” del partito. Per ogni iniziativa politica o in vista del Congresso Nazionale, i quadri dirigenti del Comitato Direttivo o della Segreteria della locale Sezione di qualsiasi sperduto paese, affrontavano anche il rischio di avventurarsi nella notte lungo le strade sterrate di campagna per raggiungere i “poderi” e portare il messaggio a coloro che di lotte ne conoscevano abbastanza se non altro perché da protagonisti portavano ancora i segni nelle loro mani. Al “capocellula” era demandata la responsabilità organizzativa della riunione. Male che andasse la presenza “dei compagni” poteva considerarsi numerosa quando intorno al tavolo della grande cucina si sedevano i soli familiari con l’anziana della casa incastonata nel grande focolare domestico. L’informazione politica arrivava così nei più remoti e sperduti angoli del territorio. Per i residenti nel paese, oltre alle riunioni di caseggiato, era sufficiente affiggere sul “giornale murale” brevi note e slogan politici. La gente credeva negli ideali e s’impegnava politicamente con slancio naturale. Sono state queste le immagini rivissute come in un flashback nel momento del tempo di un clik sul pulsante di accensione del computer che avrebbe dato l’avvio al video confronto tra i tre candidati alla segreteria del Partito Democratico proposto nel Circolo di uno sperduto paese toscano baluardo della sinistra politica.  Quando ho alzato gli occhi ed ho messo a fuoco l’immagine delle sedie vuote davanti a me, ho compreso l’inutilità di riflettere, ancora una volta, su quello che è avvenuto nel flusso naturale della storia fino a diventare un presente di cui non si è ben compresa la sua gravità. Non resta che attendere l’esito delle Primarie ed applaudire “democraticamente” chiunque sia il vincitore nella speranza che lo stesso flashback non vada a ingannare il pubblico lettore, tradendone in modo imprevisto le aspettative alla conclusione del racconto

 

Da “farabutto” cetonese…

Sono andato alla manifestazione di Roma del 3 ottobre a favore della libera informazione. Dovevo andarci per capire, per non sentirmi succube di una italietta infetta dal virus “berlusconista”. Dovevo di nuovo respirare l’aria della protesta contro il “potere” dopo che la sera precedente avevo partecipato alla Convenzione Provinciale del Partito Democratico, insieme agli altri 359 delegati in una delle tappe del percorso verso le primarie del 25 ottobre e che mi aveva dato la sensazione di vivere in un mondo troppo periferico, ovattato e lontano dai “tumulti” politici attuali. E così caricando in auto moglie e bagagli mi sono diretto a Roma nella speranza di poter recuperare sul tedioso sabato pomeriggio. L’ingorgo sulla Salaria ha fatto da presagio alla numerosa affluenza di tanti “farabutti” diretti sul luogo, ma quello che di lì a poco mi sarei trovato davanti era un vero e proprio fiume di persone variopinte incanalato verso il mare aperto di una protesta civile, scanzonata e finalmente furibonda. Già percorrendo via del Babuino o Via del Corso lungo i flussi dei contestatori e i riflussi dei turisti di ogni nazionalità, che per un pomeriggio sgomberavano delusi Piazza del Popolo, mi ha dato il senso della tensione comune liberata poi in un oceano di persone stipate come sardine, sulle cui teste sventolavano centinaia di bandiere dai tanti colori politici familiari. Ecco che allora mi sono immerso tra i protagonisti di tanti episodi difficili da raccontare se non altro per esserne testimone in prima persona. Ci sono tanti modi in cui puoi raccontare una manifestazione, ma c'è sempre un segno, un ricordo nitido che ti resta impresso nella memoria. Come quando una signora di mezza età vestita in rosa con cappello a falde larghe, sul quale campeggiava una rosellina, ti preclude la visuale per un momento. Sul palco sta parlando Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale per dire che la “…politica è troppo spesso intollerante alla critica…” Non puoi dire nulla perché la signora stessa è seccata quando è raggiunta dal microfono di una intervistatrice che funge da tramite con Emilio Fede in diretta da studio:  “Signora, Signora, c’è il Direttore del TG 4 Emilio Fede in Direttanon ci voglio parlare…non è di mio gradimento questa personaNon ci vuole parlare? – domanda stupita l’intervistatrice- Assolutamente no! E la giornalista a studio: Non è di Suo gradimento Direttore… Dall’altra parte il commento in cuffia riportato dalla portavoce…Dice però che ha un bel cappello…Pazienza!...” Risatina nervosa della giornalista…. Allora il Direttore del TG 4 tra  migliaia di volti sceglie probabilmente quella che lui pensa e vede come persona fuori luogo. Una bellissima ragazza bionda con occhiali scuri che secondo il suo parametro si accosta alla figura di velina o letteronza (forze dovuto all’abitino poco succinto con scollatura mozzafiato) pertanto invita la giornalista a dirigersi verso di lei… “Si...si…c’è una signora qua dietro (poco dietro di  me)…Signora può venire per favore? Signora salve, siamo in diretta con il TG 4, con il Direttore Emilio Fede… li c’è la telecamera…- si…e quindi? E quindi voleva insomma sapere…se voleva parlare con noi…- per dire cosa? Il motivo per cui sono qua? Il motivo per cui è qua...per esempio…- Perché… appoggio la manifestazione e quindi l’idea che non ci sia una stampa libera in questo momento in Italia…- e così dicendo si toglie gli occhiali per dare più credibilità alla sua testimonianza. Ma un energumeno inconsapevolmente impalla la visuale alla telecamera e la giornalista ne approfitta per ricevere istruzioni in cuffia per l’ulteriore domanda. E’ convinta che non ci sia una stampa libera… una televisione libera…signora? Si assolutamente… e questo mi dispiace…credo che gli italiani…Ma il “farabutto” passa di nuovo davanti alla bionda con uno sguardo ammiccante …momento opportuno per l’ulteriore domanda: “Signora… domanda il direttore se lei ha visto Anno Zero…- si certo…lo seguo tutte le settimane…- Signora quella è libertà o no? E’ libertà per un confronto civile…Ognuno ha il diritto di pensare quello che crede…gli italiani non sono cosi stupidi o sciocchi da non farsi….(fragorosi applausi per il discorso sul palco di Roberto Saviano)… credo che anche i  nostri capi di governo devono un po’ accettare l’idea di… ma l’applauditissime parole di Saviano: ''…quello che sta accadendo dimostra una vecchia verità, e cioè, che verità e potere non coincidono mai” coprono tutto. Pigiato e spinto dai “farabutti” mi ritrovo ai lati del palco dove si avvicendano personaggi di vario genere…quelli che a stento riconosci fuori dalla TV…ma è la voce stridula di un’altra intervistatrice a farmi voltare confusamente per incrociare lo sguardo su Massimo D’Alema: Come commenta le assenze del PD di ieri (nella votazione parlamentare dello scudo fiscale) -…certamente sono state inopportune diciamo… bisognerà un po’ discutere di come funziona il gruppo parlamentare insomma…non è vero che se c’erano quei deputati vincevamo noi eh!…Questo pare una forzatura…- Per la mozione dell’IDV, per quanto riguarda le pregiudiziali di incostituzionalità…anche lei era assente…è stato accusato così dal gruppo - …Si.. ero assente perché avevo una manifestazione e non mi era stato spiegato bene che era un voto importante…purtroppo sa nella vita politica succede … anche in alcuni degli assenti di ieri, erano a Madrid per un convegno… non è che la gente fa le vacanze...il problema è che…- Lo scudo fiscale è importante o no? Lo scudo fiscale è certamente importante e il gruppo dovrebbe cercare di farlo capire a tutti quanti i parlamentari...dovrebbe funzionare così…evidentemente non funziona granché bene…- Se ci fossero stati i deputati del PD assenteisti si sarebbe bloccato lo scudo fiscale? - No! No...questo certamente no…perché ovviamente siccome gli altri hanno cento deputati più di noi…contano… e quando sono sotto chiamano gli altri…quindi…questo no…è una pura fantasia…però questo non vuol dire …bisogna essere presenti lo stesso…anche per perdere…ma presenti! Già! Se lo dice lui… Presenti nel momento giusto e più opportuno…da “farabutti”!

                                                                                                           Massimo Mercanti

 

I Signori della ruota…politica

"Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta…” Sono le parole di Pier Paolo Pasolini tratte da Scritti Corsari l’ultimo libro pubblicato subito dopo la sua morte. Lungi da me dal paragonarmi alla sua persona e alla sua autorevole scrittura costituita da opere letterarie di indiscutibile riconoscenza. Tuttavia, questa affermazione sulle origini dell’autorevolezza la trovo congeniale per entrare nel merito del dibattito pre-congressuale del Partito Democratico che anche nella nostra zona ha assunto toni di rilievo tra gli iscritti di questo partito.

Naturalmente, sono molti gli aspetti, le analisi, le proposte comuni rintracciabili in entrambe le Mozioni. Sarebbe stupefacente il contrario se in un confronto tra posizioni e leadership diverse all'interno dello stesso partito, i principi, valori e interessi sociali di riferimento non fossero in larga misura gli stessi.

Tuttavia, uno dei temi che ha tenuto banco nei congressi di Circolo che si sono svolti in questi ultimi giorni, tra cui anche quello del Circolo PD cetonese, (dove le mozioni Bersani-Franceschini-Marino hanno ottenuto consenso rispettivamente 67%, 24% e 9%) è stato quello sulla necessità o meno di rivedere le regole democratiche che si è dato il Partito, tra le quali “le primarie” che notoriamente si svolgeranno il 25 ottobre in tutta Italia e che le mozioni presentate, su questo tema, tendono a divergere. Anzi, hanno in se un’occulta diversità che potrebbe essere determinante per deludere le aspettative di coloro che hanno aderito a questo “nuovo” partito: sono sovrani solo gli iscritti o anche gli elettori? Nella mozione Bersani sta scritto: "la sovranità appartiene agli iscritti, che la condividono con gli elettori nelle occasioni regolate dallo Statuto". E qui la questione non è di poco conto: Si sta parlando del partito, della sua natura. Cos'è, in un partito, la "sovranità"? E' il potere di decidere - sulle questioni fondamentali - in sede di ultima istanza. Qual è, in un partito, il contenuto della decisione "fondamentale"? In estrema sintesi: linea politica, leadership, formazione di un organismo collegiale rappresentativo. Chi ha la “sovranità” nel PD di prendere questa decisione su linea, leadership e composizione dell'organismo rappresentativo? Sulla base della straordinaria esperienza del 14 ottobre 2007, tutti gli elettori del PD, con il solo vincolo della pubblicità e trasparenza di questa loro partecipazione (art. 2 dello Statuto in vigore). La mozione Franceschini non propone di allocare diversamente questa "sovranità": dunque, se prevarrà, lo Statuto su questo punto non verrà cambiato. La mozione Bersani vuole invece che la "sovranità" sia degli iscritti. È una autentica inversione a U, su quello che si può a buon diritto considerare come il "mito originario" del PD. Ora viene da chiedersi per quale motivo viene messo in discussione il mito originario del PD che è esattamente costituito dalla scelta "costituente" di quei tre milioni e passa di elettori italiani che gli hanno dato vita, per fargli svolgere quella funzione politica che nessun partito esistente poteva svolgere: costituire il perno di una soluzione di governo capace di cambiare l'Italia secondo i valori eterni della libertà, della solidarietà e della eguaglianza e secondo gli interessi sociali di una vasta alleanza dei meriti e dei bisogni. A sciogliere il nodo della questione è auspicabile il ripetersi di quell’evento che con le “primarie” vide milioni di persone aderire spontaneamente a una consultazione per dare maggior credito e autorevolezza al PD e a chi lo guida. Ma soprattutto, restando nel nostro piccolo, per dare un forte messaggio ai Signori della Ruota, che la politica, anche durante le feste di partito, si basa sull’informazione e sul “consenso”, non solo per quei novanta numeri da estrarre per prosciutti e caciotte di formaggio. 

                                                                                                            Massimo Mercanti

 

Una magra consolazione cetonese

Di solito le brutte notizie, quando non ti svegli all’improvviso dentro il dramma, te le comunicano al telefono, in un giorno qualsiasi, in un momento in cui sei altrove e spensierato rispetto all’ineluttabile. La notizia che un conoscente si è tolto la vita colpisce e resti lì con la cornetta del telefono appesa al silenzio, prima di chiedere ulteriori spiegazioni del come, del quando e del perché. Non è una notizia letta di sfuggita sul giornale che parla di persone a te sconosciute e che rimandano alle statistiche, alle motivazioni più svariate. Quello che ti comunicano al telefono riguarda persone conosciute, che magari il giorno prima hai incontrato per strada, erano sedute accanto a te al bar, che ti hanno salutato come succede da sempre, perché vivi nello stesso paese, hai condiviso interessi comuni, hobby, momenti di vita familiare in vacanza al mare. I drammi personali ti vivono accanto ma per motivi più svariati non li condividi, li allontani o fai finta di nulla. Poco importa se questo si chiama ipocrisia, egoismo, menefreghismo, indifferenza o hai l'alibi del rispetto altrui. Ti astieni e fai i fatti propri, che bastano e avanzano, e vivi come se il dramma individuale di quelli che ti stanno accanto non ti appartenesse in qualche modo. Poi succede che a tua volta dai la triste notizia a un tuo conoscente e l’altro ti risponde con poche e semplici parole: “…viene da pensare alle cose che si potevano dire, o si potevano fare, per lui come per tanti altri. O forse non si poteva fare nulla, ed è solo una consolazione per chi resta poter dire di aver provato a capire... “

 

Amarcord e… chatto con Silvestro

Quelli della mia generazione non vestivano alla marinara. Lo schierarsi politicamente era d’obbligo. Guai a chi non era di “Destra” o di “Sinistra”, il “Centro” era il luogo ideale per un pugno in testa. Da giovani non frequentavamo l’azione cattolica ma tutti i giorni eravamo nello studio del parroco dove in un rapporto alla Don Milani, i temi come esistenza, singolarità, possibilità, gli stadi della vita, il concetto dell’angoscia e le briciole di filosofia, l’apprendevamo sfogliando i libri di Kierkegaard e di Marcuse. Niente salsicce alla brace o fiere di beneficenza, l’aspetto ludico si consumava la domenica pomeriggio nella sala parrocchiale con le pellicole della San Paolo Film, che in una sorta di Nuovo Cinema Paradiso, ci raccontavano in bianco e nero “Il posto delle fragole” e altri luoghi nordici di un noto regista svedese.

marcel_proustTra una discussione e l’altra sulla locuzione “cogito ergo sum” di Cartesio e la filosofia di Sartre vicino al juke box del bar, venne la moda degli “espropri proletari” e il 6 politico sul registro scolastico. Le librerie furono prese di assalto per sottrarre i “quaderni piacentini” e i saggi di Guido Viale. Ci fu chi si rinchiuse in casa per leggere Proust e la “recherche” mentre altri fecero incetta dei dischi di Guccini e De André. Molti partirono per dei viaggi avventurosi, pochi finirono a rilasciar scontrini nei parcheggi di Firenze. Gli anni ’70 non furono altro che l’ulteriore segmento di acculturazione di una gioventù che molti anni dopo avrebbe fatto i conti con la globalizzazione e non con il quarantennale del ’68.

All’alba della rete “Internet” ci collegammo con i portali più lontani. Se volevi provare l’ebbrezza del cibernauta dovevi collegarti con Cagliari, Roma o Milano e le bollette telefoniche diventarono più salate. Avevamo vissuto il territorio con le sue sedi politiche, culturali e ricreative, ciclostilato volantini e scritto insulti sui giornali murali. Ci ritrovammo nelle stanze asettiche di una chat line per digitalizzare le frustrazioni della nostra vita.

Fu come un armistizio con il Grande Fratello fino a quando nell’età della consapevolezza ci siamo accorti che i nostri figli avevano pensato bene di emulare i loro padri, bruciando senza rimpianti o sensi di colpa quelle emozioni che prima si vivevano in lunghe stagioni. E così i nostri replicanti confusero il virtuale con il reale e furono molti i tentativi per supplire alle carenze comunicative. Alla velocità dei mutamenti epocali corrispose l’adeguamento del quoziente intellettivo.

Così molti finirono su You Tube o a far le cubiste, un modo come un altro per urlare al mondo “mi vedi quindi esisto” confermando di fatto la contraddizione del secondo millennio: il riferimento ideale è come il coraggio, se non ce l’hai non te lo puoi dare. E’ stato così che di nuovo altri giovani sono diventati adulti e troppo poco seriosi. A “padroneggiare il proprio tempo” è rimasto l’incubo del precariato, il bello tra le donne, i desideri di una velina, il sondaggio politico, solo cronaca e tanta noia. Tutto il resto, prima e dopo, è solo conseguenza.

 

Le Urla dalla foiba

 

Il 10 febbraio scorso (nel giorno della memoria) il motore di ricerca Google News Alert, impostato sul nome di Cetona, mi ha restituito una notizia lasciandomi esterrefatto per il contenuto di quanto riportato su di un libro: LA FOIBA DELLA VAL D’ORCIA (Ma.Ro. editore, costo 18 euro).

foiba_valdorciaNel libro viene narrato da Ilario Sbrilli “l’assassinio di suo padre e di altri quattro”, tra carabinieri e militi della GNR l’8 aprile 1944, per opera di partigiani che operavano nel Monte Cetona. I cadaveri furono gettati in una profonda voragine simile ad una foiba e fu necessario più di un mese di scavi, nel 1949, per poter riesumare i corpi. Dopo il ritrovamento dei cadaveri seguì il processo conclusosi con la condanna degli imputati motivata nella sentenza della Corte di Assise di Siena del 19 gennaio 1953.

In verità dopo la gratuita violenza perpetrata dai tedeschi e fascisti nel territorio cetonese (ricordo i caduti a “la Formica”) non mi aspettavo che altre pagine orrende della Storia italiana del Novecento, riguardassero ancora questi luoghi e facessero luce su laceranti e dolorosi fatti. Ho letto il libro con l’avidità di recuperare sull’ignoranza della cronaca di quel misfatto, calandomi anche nei panni di colui che li ha descritti, rilevando che la documentazione processuale e giornalistica del tempo, con la quale viene “obbiettivamente” ricostruita quella vicenda, lascia poco spazio alle interpretazioni. Forse è vero che le Storie efferate che travolsero l’Italia durante il conflitto della grande guerra le abbiamo apprese solo dalla parte di chi vinse. Tuttavia, pur nel rispetto delle persone che hanno subito delle ingiustizie, occorre fare attenzione, non per evidenziare una distinzione bensì per trovare una correlazione. I fatti raccontati nel libro si riferiscono alla Resistenza e non a quello che accadde ai fascisti dopo il crollo della Repubblica sociale italiana, le cui vicende (secondo i libri di Giampaolo Pansa) sembrano avvolte in un velo di reticenza e di silenzi imbarazzati. Nel caso in questione il contesto in cui si sono svolti i fatti sul Monte Cetona è il teatro del “durante” la guerra, con le sue atrocità (in numero senza confronti superiore ad altri misfatti) nella logica omicida dei nazisti e dei loro collaboratori repubblichini, sul quale la Resistenza, con la lotta partigiana, ha rappresentato inequivocabilmente una straordinaria vicenda civile, i cui effetti, tra le parti in conflitto, non possono che aver rappresentato la gravità delle conseguenze.

Nell’introduzione al libro si legge che i cinque uccisi “avevano la sola colpa di appartenere alla Repubblica Sociale Italiana”. I partigiani decisero di ucciderli perché rappresentavano un ostacolo al loro desiderio di andare, ciascuno, a trascorrere la Pasqua a casa, dovendo, altrimenti, rimanere, almeno alcuni, sul posto a vigilare che non scappassero … Compiuto l’eccidio i partigiani, non avendo più l’obbligo di custodire i prigionieri, potevano finalmente, e senza rimorsi di coscienza, recarsi dalle famiglie per trascorrere con loro la Pasqua a casa.”

Che dire, se non condividere quella “rabbia e molta indignazione” provata dall’autore del libro dopo oltre sessant’anni da quel doloroso episodio. Che dire su quella rabbia “nell’aver dovuto sopportare la presenza dei responsabili di un tale crimine, in piena libertà, durante i lunghi 39 giorni che durò il processo…” della “rabbia nel saperli liberi anche dopo che furono condannati da quella stessa Corte di Assise; rabbia e indignazione perché furono, poi, definitivamente amnistiati con la dichiarazione che un tale, efferato crimine costituiva “fatto di guerra”? La condivisione è sul medesimo fronte sebbene la gente colpita sia su barricate diverse.

Nella condivisione della “rabbia” mi fermo qui chiedendomi, dal mio punto di vista e sulle parole del Presidente della Repubblica, se mai riusciremo ad andare verso quel “senso del riconoscimento della verità storica che è il fondamento per ogni processo ulteriore di avanzamento e riconciliazione” in questo caso tra italiani e non solo. 

La pubblicazione di questo libro è uno dei tanti contributi alla conoscenza della “verità storica”. Ho trovato pregnante un passo della Corte di cassazione che aldilà del linguaggio prosaico e dei freddi articoli di legge, ritenne “quella causale” della Pasqua “davvero seria se posta in rapporto, come deve esserlo, alle circostanze umane ed ambientali.” “Quando, come nel caso, una diminuzione del senso umano si associa ad un sentimento di odio e ad un bisogno egoistico da soddisfare, qualunque delitto è reso possibile e qualunque scintilla è sufficiente a provocare l’incendio.” Un giudizio che può lasciare perplessi ma pone davvero poco spazio sul che fare. Vale la pena ricordare quello che ebbe a dire in quel tragico contesto ormai lontano, uno dei tanti protagonisti delle Brigate Simar, il partigiano cetonese Renato Fabietti: “…nel sussulto che aveva lasciato gli uomini smarriti, un filo s’era spezzato. Bisognava trovare i due capi e ricongiungerli per rappez-zare. E credi che riusciremo a rappezzare? Forse l’importante è che non si torni più indietro!”. 

  10/02/2008

 

Per le antiche scale…

Sono così innamorato di Cetona che mi viene da scrivere pubblicamente: guai se non si riesce ad amare i posti dove si vive.  Tale affermazione è la risultante di una passeggiata, durante una stupenda e soleggiata domenica, nella parte vecchia del paese. E’ un luogo magico, dove si può rimanere incantati a contemplare il paesaggio circostante e il mistero che si cela dietro ogni angolo dei tortuosi vicoli solcati da pochissime persone. Gli orti che si affacciano con stupende terrazze sulla montagna, le case che hanno assunto quell’aspetto decoroso da sapienti mani artigianali e dall’estro del proprietario che le possiede. Una passeggiata verso Porta Lateri, via della Piaggiola, Vicolo del Sole  si trasforma in un flusso incontrollabile della memoria su ricordi forse troppo lontani ma così vicini se, trasportato dalla suggestione, ripercorri con il fiato in gola quelle salite e discese che ti portavano timidamente ad incontrare la giovane fanciulla di quel luogo. Sono i luoghi della memoria dove si torna, purtroppo, a rivivere certe antiche emozioni dopo che un sempre più rapido scorrere  del nostro tempo ci ha costretti a un profondo mutamento dei riferimenti spazio-temporali, dei processi cognitivi ed immaginativi e dei concetti di forma ed immagine del contesto oggettuale in cui l’uomo vive, calato com’è tra realtà e virtualità. Ecco che allora appagato di quelle emozioni fin li provate, mettendoti a sedere all’inizio della “nuova” scalinata che scende giù a Borgo ti accorgi che qualcuno, per sconsiderata insipienza progettual-culturale ti ha scostato comunicativamente i luoghi dell'anima. Ti rendi conto che la matematica, fisica e scienze informatiche hanno trasferito in particolar modo al mondo dell’architettura una serie di nuove conoscenze e suggestioni, accompagnate da inediti metodi di analisi e progettazione della realtà. Stando li, seduto su quella scalinata, al tiepido sole di una domenica qualsiasi ti accorgi come da certi campi conoscitivi, integrati in un’ottica multidisciplinare, si sviluppano innovativi concetti di dimensione, struttura geometrica, materia, forma e, soprattutto, emergono nuovi percorsi di percezione sensoriale. E’ così che tra un’emozione ritrovata e una delusione provata ritorna alla mente un libro di Tobino e quanto di lui scrisse Geno Pampaloni: «Il suo realismo efficacemente lirico di fondo autobiografico non è mai fine a se stesso, ma è per così dire sempre un’apertura di credito, un appassionato colloquio verso il segreto della realtà».

                                                                                                Massimo Mercanti

 

Cercasi spazio trascendentale

 

Gli egiziani concepivano lo spazio come un lungo e stretto sentiero lungo il quale l'anima raggiungeva l'aldilà. Proprio per questa concezione, rilievi e pitture sono allineate e conducono l'osservatore ad una visione definita. Per i greci, lo spazio era dominato da un senso di vicinanza e di limite: l'universo diventa un cosmo, un aggregato di oggetti ordinati e ben visibili, coperto dalla volta corporea del cielo. La ripercussione sull'arte classica è proprio quella di un senso di vicinanza e di chiusura, caratteristica dei templi formati intorno ad un centro e circondati da colonnati e da figure "chiuse", cioè con una superficie delimitata nello spazio. Queste opere architettoniche prive di alcun accenno all'illimitato, producono una geometria di forme regolari chiuse, le forme ideali del cielo e della terra. Ancora nel rinascimento, la visione prospettica dello spazio riconduceva ad un idea di esso come omogeneo, unitario e razionalmente dominabile. E’ nell'era moderna che avviene il contrario: la concezione è quella di uno spazio illimitato e le migliori rappresentazioni sono quelle dell'arte e della musica moderna che liberano l'anima in una direzione infinita.

Manifestazione Trascendentale di una FarfallaMa tutte queste elucubrazioni non servono a nulla se poi lo spazio entra in contraddizione con quel “luogo deputato” o le forme artistiche si mischiano tra di loro non facendo più liberare l’anima. Il filosofo Kant scoprì il principio fondamentale del “trascendentalismo”, “la funzione dello spazio e del tempo come forme che condizionano la ricezione, da parte nostra, di tutte le impressioni sensibili, e che perciò, danno agli oggetti d’esperienza la loro struttura formale. Ciò permette di conoscere certe verità, concernenti gli oggetti, “a priori”, cioè senza fare ricorso all’esperienza.

D’accordo sto esagerando, in effetti volevo solo dire che “lo spazio” ha una sua funzione, una sua rilevanza. E’ a sua volta “luogo deputato”. Credo che sia giusto richiamare gli abitanti di un paese in quello che una volta era un luogo “sacro” per far conoscere la loro “storia” (libro Cetona: ricordi per il futuro). Trovo giusto esporre nella ex Chiesa della S.S. Annunziata quadri pittorici di una certa rilevanza culturale se non altro prodotti dall’artista locale (Lionello Balestrieri). Non trovo affatto disdicevole discutere di “poesia” tra gli stucchi seicenteschi di un’antica Chiesa come quella che si affaccia sulla piazza di Cetona.

Sono iniziative, queste, che hanno in sé quelle Verità “geometriche” che dipendono dalla forma dello spazio. L'opera artistica, di qualunque genere essa sia, si distingue comunque come un'entità "spaziale" ben definita, separata tramite confini ben precisi dall'esterno o da un altro eventuale "spazio artistico". Così per un quadro delimitato da una cornice (che può rappresentare anch'essa un fatto artistico completamente distinto), o una rappresentazione teatrale delimitata dal palcoscenico in cui si svolge. Nella misura in cui un testo artistico si configura come modello "finito" del mondo, esso definisce i suoi limiti spaziali nei confronti del mondo stesso.

Iniziative non consone allo “spazio deputato” (come alcune di quelle fatte a raffica nella ex-chiesina dell’Annunziata) sono un’offesa al mondo stesso.

Ho esagerato vero?

                                                       Massimo Mercanti

 

 

L’Attimo fuggente…  

                                                                                                                                                                                       

Cetona ricordi per il futuroDopo i libri “Notizie e Documenti sulla Storia di Cetona” del Corticelli, pubblicato nel 1926, e quello di Piero Grassini “Cetona e il suo ambiente” pubblicato nel 1971, quello di Angelo Molaioli “Cetona ricordi per il futuro” è il terzo significativo libro che racconta Cetona   nelle sue “...storie, di immagini e di ricordi…. La cronaca dell’avvenimento è nell’interesse riscontrato dalle numerose persone intervenute che hanno gremito l’ex Chiesa dell’Annunziata sabato 10 dicembre alla presentazione del libro. Il successo è stato manifestato dal grande numero di copie, pubblicate su iniziativa della Fondazione Balestrieri con il patrocinio del Comune di Cetona, andate rapidamente a ruba. Un libro “giusto” che in qualità di cronisti non staremo qui a illustrare tanta è la gradevolezza nello sfogliare le sue pagine scoprendone la preziosità.

Ma come “cetonesi doc” corre l’obbligo commentare brevemente le emozioni che questo libro ha suscitato. C’è un filo conduttore che a distanza di anni unisce questi tre libri su Cetona. Le motivazioni sul “perché” delle loro pubblicazioni espresse proprio nelle pagine delle prefazioni.

Quella che compare sul libro del Corticelli, scritta all’epoca da Ettore Fabietti, dal cui testo, molti anni più tardi, nel dicembre 2000, la Banca Valdichiana ne ha tratto motivo per la ristampa: “Per filiale affezione – così scriveva Ettore Fabietti nella presentazione al volume – …Carlo Corticelli pone mano e mente all’opera di ricercare con cura i documenti e le notizie che hanno costruito la storia di Cetona, li raccoglie poi in volume per evitare dispersioni e dimenticanze – “oblio”- scrive Fabietti, che è destino peggiore” – per consegnarli poi, amorevolmente, a quanti hanno a cuore le vicende di questo paese.”Fabietti

L’autorevole introduzione di Angela Bianchini “rimasta la stessa” come ci dirà molti anni dopo Silvia Agati Renato nella premessa alla   nuova edizione della guida storica del Grassini, “perché riflette con grande sensibilità il momento iniziale della scoperta di Cetona da parte dei cosiddetti “forestieri” e come tale ha quindi ancora oggi valore di testimonianza”.

Per arrivare all’odierna prefazione di Paolo Franchi sul rischio “…di smarrire il senso del proprio passato e del rapporto tra questo, il suo presente e il suo futuro.”

Quindi tre libri che danno motivo di riflessione fin dalle loro prefazioni le quali forse necessitavano   già a suo tempo di un dibattito “interno alla comunità”, mai avvenuto fuori da quegli schemi tradizionali “della politica”, ma che dopo l’ultimo, si direbbe accorato sollecito, si rende urgente.

Si, è vero, sfogliare questo libro e lasciarsi andare alle emozioni accavallando ricordi su ricordi magari sorridendo per quella sensazione provata di “come eravamo” è un gesto ovvio, scontato. La foto emblematica di “Lui, lei il somaro e Cetona sullo sfondo” è l’icona giusta dell’attimo prima degli albori della grande trasformazione. I nostri Audrey Hepburn e Gregory Peck in un film più realista di vacanze romane.

Tuttavia guardando queste foto, Angelo Molaioli ci dice anche che sono documenti eccezionali se li sai “leggere”, e non è un caso che dietro questa indicazione tornano in mente le analogie, le verità non dette ma sottese per quel senso di profondo rispetto che si ha per gli altri e che può diventare   timore di essere fraintesi. Come non vedere l’analogia con un altro bellissimo lavoro di Angelo Molaioli   “la Storia delle tessere del PSI”, un secolo di socialismo italiano nelle immagini delle tessere di adesione al partito. Ecco! Angelo Molaioli come nel suo precedente lavoro con questo libro su Cetona ci restituisce, ci evidenzia una documentazione “non fredda e formale” ma carica di emotività, di vita vissuta. Anche in quella come in questa documentazione affiorano dei messaggi importanti. E’ azzardato pensare che Angelo Molaioli abbia voluto dirci (come per le allegorie di Walter Crane in quella tessera del 1911) che in queste foto d’epoca che raccontano Cetona “c’è una carica di cambiamento, di riforme sociali e nello stesso tempo un ritorno ad un passato di sogno ed un rifiuto del presente, tempo di sofferenze e di sventure sociali, quasi un legame diretto tra passato e avvenire, una nostalgia per la società di un tempo e una speranza per il futuro?.

Ebbene, i volti delle persone di queste foto, “i tanti attimi fuggenti” sia di quelle persone disciplinate in posa sulla piazza di Cetona, che nei ritratti di autorevoli personaggi, tutti i volti di questi Cetonesi, rappresentano un tempo che ha in sé un comune denominatore: la semplicità assoluta di una propria identità e considerazione di sé, in un contesto di difficile comune progresso economico e civile.

Sembra quasi che con quello scatto il fotografo dell’epoca abbia voluto restituire la parte migliore di loro stessi. C’è una sorta di “fratellanza”, come ci dicono altrettanti autorevoli scrittori descrivendo la cara Italia di una volta, che vedeva quelle persone impegnate in   un senso di responsabilità nel tramandare a noi quello che di buono vi era in loro.          

Alla luce del progresso, di una avvenuta emancipazione, di un avvenuto riscatto viene da chiedersi quali commenti potranno fare i nostri pronipoti quando qualcuno farà loro conoscere le nostre foto di gruppo, le tante immagini di questo odierno sociale, e quelle, di questo, per certi aspetti caratteristico paese di Cetona.

L’invito è quello di “guardarci” nel passato, come eravamo, e nel presente, per capire se riusciamo a mantenere “una identità sociale”,   se riusciamo a utilizzare al meglio o in modo ottimale, quelle potenzialità che quell’identità sociale, la nostra identità sociale di   Cetonesi, aveva in se.  

Forse è questo l’invito che oggi ci fa Angelo Molaioli e di questo c’è solo da ringraziarlo seguendo il suo consiglio.

Cetona 10 dicembre 2005

                                                                                                                                                                                                                                                  Massimo Mercanti

 

La Piazza

 

Il vestito nuovo non è ancora cucito ma un’occhiata a quello fin qui ultimato rende già l’idea della sua eleganza. Parliamo della nuova pavimentazione di piazza Garibaldi, ma senza usare quel   linguaggio sui generis dell’architettura.

Dare un'identità a luoghi che si sono sviluppati senza regole rende la popolazione che li abita capace di riconoscerli e riconoscersi in essi. La piazza è dunque, prima di ogni altra cosa, scena. Scena della vita collettiva ma, soprattutto, perno attorno a cui ruota la vita pubblica e la molteplicità delle funzioni svolte.

Questo luogo ha sempre costituito per Cetona un insostituibile polo di concentrazione della vita sociale e commerciale. Se anticamente Catone “il vecchio” suggeriva di pavimentare le piazze non con lastroni lisci, ma con sassolini acuminati e taglienti per scoraggiare le soste inutili, la piazza di Cetona è sempre stata il punto d’incontro della gente disseminata per le campagne, il luogo di fiera o di mercato, di intese, di contrattazioni, di interessi sentimentali, la zona di svago semplice e contemplativo per le ore di ozio e di riposo. Solo i tempi moderni l’hanno snaturata ma adesso con la dismissione del suo manto di asfalto piazza Garibaldi appare completamente trasformata. Non è più quella rappresentazione di un enorme parcheggio per auto. Tuttavia i rischi per tale operazione sono molteplici. Ne danno prova le numerose piazze che da qualche anno vengono realizzate in piccoli e grandi centri per qualificare contesti senza pregio, così da creare piccole oasi significative sia per l’immagine in sé che per le relazioni a esse legate. Senza addentrarci nei giudizi, spesso certe operazioni negano di fatto l’esistenza di uno o più fulcri trainanti che catalizzano l’interesse, attirano visitatori, producono movimento creando un intreccio tra produzione, commercio, residenza, attività collettive e rappresentative. Non sempre tutto ciò è frutto di una libera scelta del progettista, perché ai vincoli artificiali o naturali (spesso oggettivamente difficili da superare) se ne aggiungono altri, come quelli economici che talvolta impongono una piazza “ai limiti”, con pochi elementi aggiuntivi, per risparmiare sui costi di realizzazione e manutenzione. A Cetona si è avuta la sensibilità di fare le cose per bene ma va da sé che la rivitalizzazione di una piazza coinvolge necessariamente gli edifici che vi si affacciano e gli amministratori pubblici devono essere altrettanto solerti nell’innescare quei processi che favoriscono una condivisione di scelte con i privati, gestori dei muri e delle vetrine su strada, che devono essere e sentirsi coinvolti in questa trasformazione. Insomma un abito nuovo, nonostante la sua eleganza, è spesso un problema per chi dovrà indossarlo e la cosa non è da poco.

Gennaio 2005

                                                                                                                                   

Massimo Mercanti

 

 

Non solo un bastone da twirling

 

Una passione per il sociale espressa nel suo impegno come capitana delle majorettes della Banda Arturo Toscanini. Il suo tempo da dedicare a Cetona non è solo quello, ma è un coinvolgimento più totale tanto che nei mesi scorsi Romina Rosati ha assunto la carica di Presidente della Pro Loco.

Viene quasi da chiedersi perché una giovane ragazza, dopo gli impegni di lavoro, si dedichi con passione alle varie attività ludico sociali di questo paese. La risposta è nel suo sorridere con gli occhi e con il quale Romina trova subito quella voglia di fare, di coinvolgere i suoi coetanei, le persone che ruotano intorno a lei. Soprattutto il suo instancabile compagno che la segue e la coadiuva nelle sue attività. Comprensibile una sua iniziale titubanza, forse dovuta ad una timidezza non facile da fugare come spesso avviene in pubblico facendo ruotare il bastone da twirling, ma la sua sensibilità di giovane cetonese non l’ha sottratta a quel senso di responsabilità davanti al continuo mutamento di una comunità che ridefinisce le consuetudini di un piccolo paese come quello di Cetona. Ed ecco che allora la partecipazione diventa un momento serio e il coinvolgimento non è altro che vivere da vicino quelli che sono gli aspetti diversi di una trasformazione che è sempre più difficile da identificare in un sociale cetonese nel quale non sono perfettamente coese le sue varie componenti. Romina Rosati sembra essere una risposta a quel desiderio di ottimizzare le risorse partendo proprio dalle piccole consuetudini di un paese con la sua banda, le sue majorettes, partendo da quel senso di responsabilità delle proprie azioni e del proprio operato che di solito ogni Majorettes assume, sapendo che nessuno l’ha obbligata a far parte del Gruppo e la sua è stata una scelta libera e pertanto è suo dovere dare il meglio di se stessa.

 

Massimo Mercanti

 

INIZIATIVE AD EFFETTO      

(estratto dalle pagine realizzate a cura della pro-loco su "spazio COMUNE")

Sarebbe stato meglio chiamarle “iniziative ad effetto”, le numerose uscite che quest’anno la Pro Loco ha organizzato nel periodo estivo per i villeggianti in soggiorno a Cetona. Il calendario ricco di appuntamenti non ha deluso le attese. E mentre i pochi romani rimasti in città si accontentavano di pagare due euro per osservare Marte dalla collina di Monte Mario, i nostri amici della Pro Loco hanno pensato bene di stupire gli ignari ospiti a testa in su con gli effetti speciali. Due appassionati di stelle con una gran voglia di raccontare il cielo attraverso potenti cannocchiali, una collina lontana dalle luci, protetta dai cipressi del podere il Moro, e subito l’affascinante pianeta con il colore rosso della sua superficie e la macchia bianca della calotta polare è apparso in un incontro ravvicinato alle decine di persone che avevano sfidato i potenti mezzi organizzativi della Pro Loco. E se questa calda estate cetonese è trascorsa in maniera soft tra una serata in piazza al brio del piano bar e al ritmo di musiche etniche, i più romantici hanno scelto di indossare scarpe da trekking e via tutti insieme per un'escursione serale ad ascoltare nella notte le tante parole del silenzio sotto la luce della luna piena. Per non parlare della notte di San Lorenzo quando tra una fetta di cocomero e l’altra nella vallata si sono propagati gli echi delle urla di gioia, per un desiderio rimasto a lungo inespresso e la vista di una stella cadente.

Ma si sa che l’appetito “vien camminando” ed allora di cosa stupirsi se tra un assaggio di crostata di mele fatta in casa e cantucci con un buon vin santo a molti è venuta voglia anche di ballare nell’aia. Ecco che allora sempre nell’ottica di far conoscere il territorio e le bellezze della nostra zona quelli della Pro Loco hanno pensato a una serie di appuntamenti con i luoghi di “una volta”. Una gentile ospitalità della gente del podere San Giovanni, una spontanea e calorosa partecipazione degli abitanti di Patarnione, il suono di una fisarmonica tra gli olivi e le serate sono subito diventate un salto nel tempo quando da queste parti ci si divertiva con poche cose indossando gli abiti della semplicità.

Se le passeggiate alla scoperta delle erbe officinali per molti non sono più una novità, anche quest’anno lo sono continuate ad essere per chi è abituato nelle città a frequentare i profumati negozi di erboristeria. E’ bastato che l’appassionato e noto esperto Franco Mazza raccontasse ai numerosi escursionisti intervenuti le proprietà dell’Elicrisio, utile per curare piccole ustioni ed eritemi solari, per stupire ed attirare l’attenzione su altre infinite curiosità come quella di un sentimento di amore e odio consumato in natura dalle comuni piante di salvia e rosmarino.

Insomma, a causa dell’afa estiva la Pro Loco ha agito tra le luci ed ombre della notte suscitando interesse, emozioni e divertimento che nessuno, da queste parti, non avrebbe mai pensato di poter provare.                  

Settembre 2004                                                                                                                 

                                   Massimo Mercanti  

 

Una questione di contatti… 

(estratto dalle pagine realizzate a cura della pro-loco su "spazio COMUNE")

Forse non tutti i cetonesi sono a conoscenza del sito internet www.cetona.org, ma i più che lo conoscono forse non immaginano quanti siano i visitatori giornalieri. Ebbene, un pomeriggio che non avete niente di meglio da fare recatevi all’ufficio turistico e chiedete al nostro web master di mostrarvi le statistiche mensili. Sarà felice di sfogliare sotto i vostri occhi, grafici, quantità di pagine sfogliate e persino il numero dei visitatori suddivisi per paese di provenienza. Resterete esterrefatti e vi chiederete come la gente nel mondo, oltre ai soldi, abbia del tempo da perdere. Ma da dove arrivano i visitatori? Che cosa stanno cercando nel sito di Cetona? A volte anche per gli addetti ai lavori resta un mistero.

Che l’interesse verso Cetona sia rivolto dai 7.166 contatti nazionali è fuori dubbio ma che dalle isole Mauritius ci sia qualcuno interessato al nostro piccolo paese significa che di quel suo angolo di paradiso non è poi tanto soddisfatto. L’America con i suoi 4.245 contatti da Marzo ad Agosto non smentisce la sua mania di grandezza nei numeri. Infatti, non ci meravigliano neanche i 2.451 contatti provenienti da reti commerciali (.com) o i 1.214 dalle reti.net dove dietro si nascondano gli interessi più svariati. Se dalla Germania, Olanda, Danimarca, Austria, Svizzera Francia, Belgio, Regno Unito e Spagna (rigorosamente in ordine di classifica dei top 30) cercano recondite zone tranquille dove trascorrere una bellissima vacanza, viene da chiedersi se non vale la pena fare uno scambio di casa contattando quella persona in Grecia, che nell’agosto di quest’anno ha “klikkato” sul nostro sito. Conosciamo perfettamente il tizio che dall’Australia ciclicamente sfoglia le pagine web con senso di nostalgia. Tuttavia non riusciamo ad entrare nella mente di coloro che ci cercano dalla Norvegia, Svezia e Finlandia. E che dire dei cinque contatti dal Brasile? Un errore da ultima spiaggia? Forse! Ma allora cosa cercano dal Portogallo, Messico, Colombia, Cile, Perù e Argentina? Che sia in atto un tentativo d’emigrazione in massa verso la nostra zona da parte del popolo d’estrazione latina? Abbiamo gia molte persone provenienti dall’Albania e dalla Romania che lavorano in questo paese di poche anime. Per caso due persone della vicina Repubblica Ceca sono rimaste offese? In realtà il timore è che ci sia un interesse all’acquisto dell’intera Cetona. Sapete cosa lo fa pensare? Quel contatto dall’Arabia Saudita. Vi terremo informati.  

Settembre 2004                                                                                                                                                               Massimo Mercanti

 

Moti d’anima e di gola…

(estratto dalle pagine realizzate a cura della pro-loco su "spazio COMUNE")

E’ proprio vero! Quando la creatività sta nell’idea tutto il resto è conseguenza. La manifestazione organizzata dal Comune e dalla Pro Loco di Cetona nei giorni 9 e 10 ottobre scorso, dal titolo “Cetona tra arte e gastronomia”, è l’esempio emblematico di come si può creare il giusto mix tra arte e tradizione suscitando l’interesse di numerose persone di vario taglio turistico offrendo loro “moti d’anima” ai quali è difficile rinunciare. Ecco quindi che l’acquisto di un ticket da 25 euro non è stato più il solo motivo di un godereccio assaggio del miglior cibo toscano, ma un viaggio attraverso la conoscenza di luoghi e persone all’insegna della “degustazione” sia di quell’arte culinaria, che da queste parti non manca e la voglia di conoscere o di riscoprire quei sapori e atmosfere rese ancora più dolci ed accoglienti grazie ai caldi colori che la natura assume in questa stagione. Insomma un percorso itinerante dove la qualità di piatti tradizionali dei ristoratori cetonesi  ha saputo soddisfare i palati più esigenti e contemporaneamente offrire l’occasione per muoversi attraverso le testimonianze di un tempo, dell’arte e dell’artigianato.

Fin dall’antipasto gustato alla Taverna enoteca spirito di vino, le aspettative non sono andate deluse. Tra un buon formaggio pecorino e tanti altri salumi “spiluzzicati” presso la cantina la Frasca la fame è venuta camminando per l’antico borgo. Gruppi di persone con il sapore in bocca dei gustosi primi piatti del Ristorante Sobborgo sono stati catturati dai luoghi d’arte Archidoro e Impression per poi arrivare ad urlare pancia mia fatti capanna davanti alle prelibatezze offerte nella taverna appositamente allestita dalla Trattoria del Contadino, lArco Naturale-Country House e la Bottega de Le Nane. Un convivio dove è stato facile esprimere il duplice legame che avvicina e tiene insieme la cultura e l’ospitalità. Bere del buon vino della cantina Carlo Gentili e discutere degli scorci panoramici proposti con acquarelli ed oli su tela da cittadini del mondo come Thomas Corey e Wilma Groot  che da tempo hanno  scoperto questi luoghi e ricchezze di un’Italia minore sempre più suggestiva ed ospitale. A dar loro man forte sono stati tutti gli altri artisti come Dario Passi e Luisa Gentile, Emo Formichi e Giovanni De Marcus, da Marco Gabriel Perli a Roberta e Jessica Betti per non dimenticare Fiorenzo Semplicioni. Dove c’è una simile sovrabbondanza è talvolta facile smarrirsi ma è noto che ogni luogo ha un’anima, ecco che allora i tanti golosi con l’alibi del percorso civico della preistoria del Monte Cetona sono arrancati fin nella parte alta del paese dove ad attenderli oltre agli arazzi di Lidia Barillà c’erano una autentica passione e rigorosa professionalità dell’Osteria Vecchia e del Ristorante La Frateria (Mondo X) pronta a premiare con piccole raffinatezze dolciarie gli escursionisti del piacere più profondo come quello dell’arte culinaria. Forse è vero che da queste parti non abita più quella divinità minore che gli antichi chiamavano genius loci – il “genio del luogo” ma è altrettanto vero che oggi viviamo in una società del desiderio e questo agli organizzatori della manifestazione non è sfuggito. Per questo che è stato facile far accorrere la gente prendendola per la gola.

Dicembre 2004 

Massimo Mercanti

 

Un solo Ufficio per molte Informazioni

(estratto dalle pagine realizzate a cura della pro-loco su "spazio COMUNE")

Tra le varie attività della Pro Loco ce n'è una in particolare che dà la misura di quanto sia importante avere e svolgere un ruolo. Un esempio fondamentale è la nostra gestione dell'Ufficio Turistico di Cetona. Dare una risposta precisa ed esauriente al turista che chiede: cosa c'è da vedere in questo paese? Facile, direte voi! Con tutti i patinati depliant illustrativi che ci sono a disposizione non c'è neanche bisogno di aprire bocca. Basta consegnare con un sorriso il materiale pubblicitario e la risposta è data. Abbiamo anche provato a proporre alcuni itinerari e percorsi lungo il paese sia su carta che in forma multimediale. Niente di tutto questo può invogliare il turista di passaggio dopo che ti ha rivolto quella fatidica domanda con falsa curiosità, quasi con dispetto e latente senso di sfida. Salire fin sotto la Rocca è un'impresa che richiede vigore. Ecco che allora non siè più colui che rappresenta un semplice addetto all'Ufficio Informazioni del paese che deve dare "in poche parole" una breve ed esplicativa illustrazione del luogo. Assumi l'aspetto di un padrone di casa che ha tutto l'onere di ricevere un ospite gradito, un consapevole custode di piccoli tesori nascosti e che, lusingato dalla richiesta, deve aprire con squisita cortesia lo scrigno per mostrarli. Incuriosire il turista facendogli poi provare il gusto per la scoperta e la bontà del suggerimento.

Ma questo è davvero il minimo per noi navigati della Pro Loco. Non c'è storia che tenga. Al centro della piazza, sul lato destro del marciapiede, campeggia una grande "I" come Informazioni, non puoi fare scena muta a chi ti chiede l'orario di un treno da Chiusi per Roma o per Milano in giorni feriali o festivi, possibilmente con l'orario di ritorno. Non puoi alzare le spalle se qualcuno ti chiede l'orario andata e ritorno dell'autobus per le Terme di Montepulciano dopo che l'unica tabella davanti alla fermata bus, sul marciapiede sinistro della piazza, non dettaglia certi tragitti. Ad un tratto ti accorgi che sei utile anche nei confronti del "cetonese", oltre che dei "vip forestieri" (che chiedono dei programmi teatrali, dei mercatini locali, sagre e feste). Insomma "quelli della Pro Loco", tra le tante altre cose, fanno anche questo. Provare per credere. Anzi, provate a chiedere qualsiasi Informazione!

 

Aprile 2003                   

                                                    Massimo Mercanti

 

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